Bitcoin è crollato: per fortuna

Dall’ultimo trimestre del 2017 ad oggi il Bitcoin si è guadagnato le prime pagine delle maggiori testate italiane. Nell’ultima settimana però la copertura mediatica non era certo dovuta alla continua crescita, ma al valore diminuito del 60%: i critici hanno inneggiato allo scoppio della nuova bolla dei tulipani mentre dall’altra parte le autorità monetarie centrali, soffiando sul fuoco del crollo, hanno provato a minare l’industria bitcoin attraverso l’annuncio di decreti restrittivi (i.e. la proposta del Ministero Economia e Finanze italiano), attraverso il ban di alcuni exchange (vd. Cina). Potremmo continuare con una lista piuttosto lunga di dichiarazioni volte a creare incertezza nel mercato….

Questo è un crollo endemico avvenuto nel 2011, BTC era arrivato a 16 USD



Ma perché il Bitcoin è crollato?

I motivi sono variegati e attingono a differenti campi di interesse. In primis è obbligatorio sottolineare la correzione endemica dell’asset dovuta, sicuramente, all’eccessiva crescita attestata negli ultimi 3 mesi (vd. Hype Cycle di Garther).

 

Bitcoin Amara's Law
La descrizione del Hype cycle di Garther con il valore di Bitcoin

In secondo luogo non possiamo non citare la ICO-Bubble. Grazie a questa nuova modalità di raccolta di capitali, sono nati molti progetti con la sola ambizione di elemosinare più denaro possibile senza nessuna concreta “value proposition” sottostante. Ogni settimana vengono promosse più o meno 30 ICOs che, ovviamente, rilasciano i propri token sul mercato. La continua crescita dei progetti pionieri ha fatto nascere un sillogismo fallace ed irrazionale: poiché i primi progetti sono cresciuti di 1000, 10000 punti percentuali, allora anche queste nuove “criptovalute” –che poi criptovalute non sono poiché si tratta solo di utility token– cresceranno altrettanto.

NO! Non funziona così. I team promotori delle ICOs, in accordo con i capisaldi della manipolazione delle masse analizzati ne “La psicologia delle folle” di Le Bon, solleticano i sogni di ricchezza più reconditi degli utenti, millantando ritorni di investimento esorbitanti. Basandoci sulle teorie del valore postulate prima da Menger –fondatore della scuola austriaca – nel “Principi di Economia” e rielaborate poi da Jevons nella “Teoria dell’economia politica”, sappiamo che il valore percepito di un bene è dato dall’utilità che gli individui ne traggono. Utilità che viene analizzata non in relazione al bene in sé, bensì in relazione alle necessità umane. In quest’ottica, proprio perché la società valuta la ricchezza come massima soddisfazione dei propri bisogni, siamo stati testimoni di una disordinata ed eterogenea corsa all’acquisto di tokens e criptovalute, che hanno visto così decollare i propri valori. Corsa che non poteva durare per sempre, gli investitori hanno iniziato ad accorgersi della quantità di scams (truffe) presenti e dell’irrazionalità latente: spaventandosene, hanno iniziato ad uscire dal mercato.



Una terza motivazione si può trovare nell’intervento disorganizzato degli Stati, che stanno provando a mettere toppe giuridiche e fiscali a qualcosa che non hanno ancora realmente compreso, causando ed alimentando il “sentiment” negativo.
Altra variabile da considerare è sicuramente l’intervento dei big players. Le grandi banche d’investimento sono state tagliate fuori dagli enormi capital gain iniziali. Chiaro che in questo momento stiano cercando di approfittare della FUD (acronimo inglese di paura, incertezza e dubbio) generale per guadagnare sul calo. In che modo? Vendendo allo scoperto per poi comprare al dip –in gergo finanziario il livello di prezzo più basso.
Aggiungiamo a queste variabili il famoso snowballing effect, reso ancora più esponenziale dalla poca preparazione di molti traders amatoriali, ed ecco probabilmente spiegato il calo del 60%.

I vantaggi del crollo

Per fortuna la saggezza popolare ci viene in aiuto:

Non tutti i mali vengono per nuocere

Questo calo ha portato una nuova ventata di benessere all’ecosistema:

1. Le weak hands –letteralmente mani deboli, i più emotivi, i tarders amatoriali sono usciti dal mercato
2. L’ecosistema potrà riprendere la sua crescita organica senza eccessi di hype nocivi all’ecosistema.
3. L’industria legata a criptovalute e blockchain avrà il tempo di svilupparsi e organizzarsi per sostenere la crescente domanda futura.
4. Sarà più difficile truffare i consumatori, più attenti e pronti ad espellere gli agenti patogeni dal mercato
Questi i motivi per i quali il crollo è tutt’altro che nocivo, ma un “sano” repulisti. L’orso – in gergo finanziario il trend ribassista – depura il mercato, permettendo ai progetti reali di crescere in un ambiente più tutelato. La blockchain è un’invenzione “game changer”, destinata a incidere nel profondo ed a modificare la società che conosciamo oggi e, come tutte le tecnologie disruptive, ha bisogno di tempo per affermarsi.

Le fasi del mercato

Giacomo Zucco, uno dei massimi esponenti della Bitcoin community italiana, ha utilizzato una metafora molto azzeccata per descrivere la situazione attuale del mercato crypto. Si richiama alle famose 5 fasi del lutto:
1. Negazione: la prima fase è passata. Bitcoin non veniva nemmeno considerato, era solo un gioco per nerd e geek che passavano il tempo a giocare a World of Warcraft
2. Rabbia: ci troviamo in questa fase, oggi. Il Potere centrale si é accordo d’aver sottovalutato il fenomeno e sta provando in tutti i modi a cavalcare questa tecnologia, criticandola aspramente (ricordate la volpe e l’uva?) e ponendo in essere atteggiamenti ostativi
3. Negoziazione: le Autorità si renderanno conto dell’abbaglio e proveranno a scendere a patti con il network, provando a sfruttare la tecnologia senza cedere alcun potere di controllo.
4. Depressione: una volta notato lo scarso successo delle negoziazioni, ci si renderà conto di aver perduto la battaglia contro l’innovazione. Oggi, riteniamo che il soggetto che si ammalerà del punto 4 saranno le autorità centrali.
5. Accettazione: i Poteri Centrali si troveranno costrette ad accettare l’affermazione delle criptovalute, della blockchain e della decentralizzazione



E’ accaduta la stessa cosa per Internet, per la bolla delle dotcom e lo sarà per tutte le prossime tecnologie innovative: prima criticare, poi cercare di salire sul carro (vd. Jamie Dimon). Nessuno può fermare il progresso. Certo ci vuole tempo, prima che Neil Armstrong allunasse con Apollo 11 ci sono voluti 15 anni e almeno 27 tra test e insuccessi. Quindi HODL che anche le crypto – come Armstrong – procedono TO THE MOON!

2 Comments

  1. il mio dubbio sostanziale: come può una cripto valuta sostituire il valore reale di un prezioso nella contrattazione di due parti che vogliono raggiungere un accordo commerciale? Grazie.

    • Gabriele Sabbatini

      Il valore reale è dato dalla criptovaluta e dal fatto che tu possa scambiarla con un bene. Il concetto di valore intrinseco è abbastanza effimero, il valore è assegnato dai mercati in base al prezzo di riserva di consumatore e produttore. Nel sistema fiat è lo stato a garantire che la banconota corrisponda ad un valore reale in termini d’acquisto, nel caso delle criptovalute è il mercato che in base alla correlazione tra domanda offerta stabilisce il valore. Quando il valore è stabilito in maniera decentralizzata da tutti gli attori sul mercato le due parti che vogliono raggiungere un accordo commerciale sapranno a che valore rifarsi. Attualmente i “preziosi” non vengono utilizzati nelle contrattazioni tra privati, il gold standard è finito dal ’29, oggi a Fort Knox ci sono ragnatele e M4.

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