Globalizzazione, Digitalizzazione e la moneta di Satoshi NakamotoI bitcoins spiegati a mia madre

Era l’estate della terza superiore, quando sono andato 3 settimane a Malta per imparare l’inglese in una vacanza studio. Fortunatamente, mia mamma non aveva idea che Malta fosse Riccione con un mare spaziale. Tanto è vero che dopo 2 settimane che ero lì, i soldi sul mio conto corrente erano tristemente finiti per le varie attività ricreative svolte.

Come fare? Come avrei potuto sopravvivere senza soldi per 3 giorni almeno prima che il bonifico arrivasse?

“Pensa mamma, se ai tempi avessimo saputo cosa fosse Bitcoin, questo problema non si sarebbe presentato. Con Bitcoin è semplice, in 10 minuti, mi sarebbe arrivato sul mio wallet del valore, senza che nessuna banca faccia da intermediario, ci faccia aspettare 3 giorni e si prenda delle commissioni per modificare semplicemente quattro cifre, tra il mio conto corrente ed il tuo”.



Facciamo un ulteriore premessa.

Lo scambio di denaro ormai è comunemente digitale ed intangibile. Il nostro conto corrente non è altro che alcuni byte all’interno di un database centralizzato di una banca. Ormai, la carta “canta” sempre meno ed è sempre più legata alle vecchie generazioni che non sono riuscite, anche per le vecchie abituati, a disilludersi dall’idea che la moneta sia diventata liquida. Liquida come la società in cui viviamo, il lavoro che facciamo, le paure che abbiamo.

La mia generazione e quella dopo la mia sta vivendo in un contesto socio-economico e politico completamente differente da quello che le generazioni passate hanno vissuto. L’idea di società si è allargata, l’idea di famiglia si è ristretta. I numeri parlano chiaro. La globalizzazione, l’azzeramento delle distanze, la velocità di esecuzione sono delle driver forces che stanno radicalmente modificando le nostre abitudini. Siamo cittadini europei, siamo cittadini del mondo.

La tecnica inoltre, come la definirebbe Aristotele, è sempre l’elemento che ha differenziato l’uomo dall’animale. Ma la stessa tecnica, oltre a renderci uomini liberi dai nostri istinti, ci ha anche condizionato e ha modificato la nostra realtà. La digitalizzazione è un processo in cui la tecnica, in questo caso l’informatica e tutte le branche applicative correlate, ha drasticamente alternato le nostre usanze e la nostra cultura. Basti pensare quanto i social network siano presenti nelle nostre vite.

Chiaramente, queste due forze che possiamo riassumerle con globalizzazione e digitalizzazione, hanno modificato anche l’idea di business. L’E-commerce sta sostituendo i negozi fisici. E non solo. Il consumatore può comprare un prodotto dall’altra parte del mondo, senza doversi muoversi fisicamente.



Bitcoin come architrave tra globalizzazione e digitalizzazione

Tutto questo ci deve far riflettere sul fatto che quando tutto si è esteso e virtuale, la necessità di avere un bene da scambiare in rete, parallelamente al mondo fisico, è imperativo. Bitcoin, secondo molti, è quel bene che si colloca perfettamente in questo cambiamento generazione. Chiaramente, essendo un bene scarso e poco chiaro ancora ai molti, il suo valore è ancora oggetto di manipolazione da parte dei pochi. Tuttavia, osservando attentamente il grafico logaritmico dello stesso, si registra la sua costante crescita nel tempo. La prima criptovaluta, differentemente dalle altre tipologie di currencies centralizzate, è inoltre un’ottima riserva di valore. Per giunta, la stessa (criptovaluta) permette quella privacy e quella riservatezza a noi occidentali sempre più cara e mancata. Wikileaks non esisterebbe più, se Bitcoin non fosse esistito.

Grafico logaritmico di Bitcoin dal 2013 ad oggi. [Fonte presa da https://coinmarketcap.com/currencies/bitcoin/]
Mia mamma però sa bene che un bene, per essere definito tale, deve essere compreso da entrambe le controparti. Se il negozio in cui fa la spesa tutti i giorni, non ha la minima idea di che cosa sia Bitcoin, le due alternative sono: non poter fare la spesa o utilizzare euro.

Fortunamente, dal 2009 ad adesso, l’ecosistema attorno alla criptovalute si è esteso molto, dando al consumatore i mezzi per spendere dal proprio wallet bitcoins e criptovalute senza quasi accorgersene (vedi qui come). Oppure dando al negoziante la possibilità di accettare clienti che posseggono un crypto portfolio, senza necessariamente accettare valute decentralizzate (vedi qui come). Inoltre, la stessa community di utenti si è decisamente estesa, cosa per cui adesso è più facile incontrare negozianti e attività commerciali disponibili ad accettare le

come mezzo di pagamento. Potenzialmente, domani potremmo andare in Giappone, senza il nostro portafoglio, senza dover cambiare un singolo euro con yen, è trascorrere una bellissima vacanza nella capitale nipponica utilizzando Bitcoin come mezzo di scambio.

Infine, è importante ribadire un altro dettaglio. In Europa stiamo decisamente bene rispetto ad altri paesi in cui il governo equivale a sorveglianza, i propri risparmi vengono mangiati dall’inflazione e gran parte della popolazione non riesce ad avere un conto bancario in cui depositare le proprie risorse. La necessità di uno strumento come quello creato da Satoshi Nakamoto diventa utile in contesti come i nostri e fondamentale in contesti in cui tali episodi sono continui ed invadenti.



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