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Che ruolo ha Goldman Sachs nell’ecosistema delle criptovalute?

Circle Internet Financial Ltd. è una piattaforma che permette ai propri utenti di scambiarsi denaro a distanza, in modo veloce, efficiente ed economico. Il progetto vanta contributi di venture capital per un totale di 140 milioni di dollari USA, elargiti da investitori del calibro di Goldman Sachs, IDG Capital Partners, General Catalyst Partners, Baidu, CICC Alpha, EverBright, WangXiang e CreditEase.

La notizia di qualche settimana testimonia il forte interesse nell’acquisizione di Poloniex, un exchange di criptovalute presente in più di 100 paesi, da parte di Circle e dallo stesso Goldman Sachs. I termini dell’accordo, tuttavia, non sono ancora pubblici. In accordo con la fonte Fortune Magazine, l’accordo tra le controparti ha un peso economico di oltre 400 milioni di dollari. Poloniex è il 14° exhchange per estensione in accordo con i dati presi da CoinMarketCap.com, fondato nel Gennaio 2014 in USA.

Circle ha iniziato ad offrire il servizio di trading su criptovalute nella sua piattaforma da circa un anno, registrando un cashflow nel corso degli ultimi mesi attorno ai 2 miliardi di dollari. L’idea dei fondatori Sean Neville e Jeremy Allaire, di scalare geograficamente il progetto ed aumentare la lista dei tokens disponibili attraverso all’annessione della piattaforma Poloniex, esplorando inoltre le modalità per connettere le criptovalute alle valute fiat.

“Ci aspettiamo di far crescere la piattaforma Poloniex oltre la sua attuale incarnazione di semplice exchange per criptovalute. L’idea è quella di creare un market place nel quale ogni tokens può rappresentare vari valori: beni fisici, equity, musica, arte…” dichiara Sean Neville a Bloomberg.



Goldman Sachs e le criptovalute

Goldman Sachs, come del resto molti degli istituti di credito, nutrono un sentimento catulliano di Odi Et Amo verso l’ecosistema delle criptovalute. Spaventato inizialmente dall’idea di un sistema economico senza la mediazione degli istituti di credito, Lloyd Blankfein, amministratore delegato di Goldman Sachs, si è fatto contagiare dalla paura collettiva dei vari CEO, affermando che i bitcoins e tutte le criptovalute sono una bolla come quella dei tulipani del 1638.

Dopotutto, quando un fenomeno diventa virale e poi globale, bisogna cavalcarlo prima che questo ci distrugga. Quindi il retro-front, affermando nel gennaio dell’anno corrente che Bitcoin potrà diventare una moneta utile per includere le persone dei paesi emergenti nel mercato mondiale.Chiaramente, i grandi players mondiali non si faranno scappare la possibilità di realizzare grandi guadagni in questo nuovo settore, ancora poco esplorato da altri competitors. In modo analogo, come per la rivoluzione delle dot.com, anche la rivoluzione delle criptovalute sarà un piatto ghiotto per i grandi istituti di credito per controllare e centralizzare nuovamente questo processo, acquisendo i principali mezzi per entrare nell’ecosistema (gli exchanges).

Tuttavia, c’è anche un fattore positivo in questa situazione: considerando la pressione corporativa nella politica contemporanea, la presenza dei grandi istituti di credito nell’ecosistema potrà garantire una regolamentazione favorevole alla diffusione delle criptovalute?



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