ICO

Non è possibile fare progressi senza sbagliareHo un’i(CO)dea

– Ho un’idea, ma non saprei come finanziarla. Eppure se solo qualcuno… –

– Credesse in te? –

Non è sempre necessario. Dipende con chi ti vuoi interfacciare.

Al grosso fondo di Venture Capitalist, eri pure riuscito a prendere un appuntamento. La tua idea era originale, ma non così redditizia. Troppi costi marginali e troppi soldi necessari per raggiungere un prodotto che a te sembra indispensabile per l’umanità.

Le faremo sapere”.

Fortuna vuole che il vecchio compagno di banco dell’università ha aperto un portale di equity crowdfunding dove finanziano startups. Sicuramente lui capirà le potenzialità della tua idea. La risposta è ancora negativa. Eppure finanziano quei progetti così semplici, non capiscono le potenzialità della tua idea.

Poi l’illuminazione.

“Farò un ICO.”

Ottima idea.

Possibilità di raccogliere enormi quantità di capitali? Buona.

Necessità di doversi attenere a norme a tutela degli investitori? Nessuna.

E soprattutto quel piccolo problema del “team inesperto”, non conterà così tanto. Sarà sufficiente un advisor che si rispetti.

Blockchain? Un boost (per il marketing).

Tutti i pezzi sembrano combaciare.

Stesura del white paper, creazione di un sito innovativo per farvi capire di che pasta sono fatti e… Tre. Due. Uno… Via al rilascio dei token.

X milioni di euro. Ottimo gruzzolo.

I festeggiamenti, però, non durano tanto, i consulenti sono strapagati e in fondo non hanno portato i benefici sperati. Gli stipendi sono stati troppo alti fin dall’inizio e quel piccolo dettaglio del team senza le skills sufficienti per arrivare alla conclusione del prodotto, inizia a pesare sul bilancio. Il ritardo è ormai di qualche mese. I soldi stanno finendo, la motivazione a terra e il token è uscito dalla top 100 di Coin Market Cap da tempo. Grazie alla buona sorte, qualche gruppo Telegram ha pumpato un paio di volte e sei finalmente riuscito a sbarazzarti di quei token di cui ormai non sentivi più il bisogno.

Sinceramente, l’hanno mai avuto?

Blockchain, ICO, dov’è la magia allora?

Dati a confronto

La magia, forse, non esiste. Le idee che possono incidere sullo sviluppo di un determinato settore, sì. Le ICOs potrebbero essere rivoluzionarie per il settore blockchain. Spesso, e volentieri, si cade nel tranello della generalizzazione, questo semplifica molto il nostro modo di pensare, ci fa dare risposte semplicistiche a soluzioni che richiederebbero dedizione e duro lavoro per essere trovate.

Le ICOs sono una truffa? No. Le persone truffano.

Questo dev’essere impresso nella mente, il problema non è il mezzo ma come lo si usa.

Le aziende falliscono, le start up falliscono, le ICO falliscono.

Nel 2017, nel bel mezzo dell’icomania, il mercato ICOs ha raccolto circa 5.6 miliardi di dollari (Fonte: Fabric Venture e Token Data).

Confrontandolo con sistemi di raccolta fondi più tradizionali come il Venture Capital (71,9 mld $ stanziati nel 2017) appare chiaro che il nuovo sistema abbia solamente scalfito l’iceberg. Una differenza, tuttavia, non può che apparire chiara, la provenienza di quei capitali. Se con i VC è necessario raccogliere capitali rivolgendosi a fondi istituzionali come le fondazioni bancarie, gli enti previdenziali e le assicurazioni, con le ICO questo non succede.

La maggior parte dei fondi raccolti con ICOs proviene da risparmiatori, cassettisti e trader, ovvero da persone che investono i propri capitali in progetti di cui conoscono poco e da cui si aspettano solo di moltiplicare i propri soldi.

Questo sistema di raccolta punta sulla capillarità, in maniera molto simile al crowdfunding. La differenza con quest’ultimo è che le ICOs si muovono in un cono d’ombra, dato dalla mancanza di leggi e norme che identifichino il fenomeno e i suoi derivati, dove tutto sembra consentito fino a prova contraria.

Accessibilità

Il successo delle ICOs nel 2017 è stato frutto di due fattori determinanti, il bull market e l’estrema facilità di accesso a questi mezzi di raccolta capitali.

Complice il fatto che tutto ciò che riguardasse blockchain sembrava subire il tocco di Re Mida, è innegabile che la facilità con la quale si possa offrire sul mercato un token dai dubbi utilizzi sia disarmante.

La possibilità di scambiare bitcoin (BTC) o ether (ETH) per un quantitativo X di token ha permesso a chiunque di scommettere su determinati progetti da ogni parte del globo.

Il pensiero che attanaglia new coiners e newbie è solo quello di cavalcare l’onda. Non è importante che il progetto sia una SCAM (truffa) – come si dice in gergo.

Conclusioni

Il fenomeno ICO potrebbe cambiare le dinamiche future di raccolta capitali? Si.

Perché i fondatori spenderanno meno tempo a raccogliere fondi e potranno concentrarsi sullo sviluppo dei prodotti. Perché avendo a disposizioni ingenti capitali alcune lacune progettuali o di team potranno essere risolte più velocemente assumendo degli specialisti. Perché gli utenti che acquistano il token potranno, successivamente alla realizzazione del progetto, essere gli utenti stessi della piattaforma. Gli utenti sono gli investitori.

Preoccuparsi dell’elevato numero di ICO fallite potrebbe forviare, siamo ancora all’alba di questo settore. Non è possibile fare progressi senza sbagliare. Se avessimo rinunciato all’e-commerce o a internet perché c’erano furti di identità o frodi con carte di credito, dove sarebbe il mondo oggi?



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