federico tenga

Intervista all’esperto: Federico Tenga

Oggi abbiamo intervistato Federico Tenga, co-founder di Chainside e del BEN italiano (Blockchain Educational Network) con esperienza pluriennale nel settore criptovalute.

Difatti, con l’intervista a Guido Baroncini Turricchia abbiamo lanciato un nuovo format. Next Generation Currency continuerà ad intervistare un esperto del mondo crypto ogni settimana. Abbiamo proposto questo format perché ci siamo resi conto di quanti, ultimamente, continuano a millantare conoscenze riguardo Bitcoin e la blockchain.

 

1) Come è nata la passione per Bitcoin e da quanto ti occupi di Bitcoin?

Ho cominciato ad interessarmi a Bitcoin alcuni anni fa, come molti inizialmente per gli aspetti monetari e libertari, ma poi quando ho cominciato a studiarne la tecnologia l’ho trovata ancora più affascinante e l’ho approfondita sempre di più fino a cominciare a lavorare a vari progetti nel settore.

2) Sei stato il primo esperto ad andare in Nord Korea per spiegare cosa sia Bitcoin, racconta ai lettori di Next Generation Currency la tua esperienza.

In generale sono sempre stato interessato a compiere attività divulgative su Bitcoin, sia in Italia con il BEN che all’estero, quindi quando l’università di Pyongyang mi ha offerto l’opportunità di tenere un corso a tema presso di loro ho accettato con piacere. Ho cercato di focalizzare le lezioni sulla base della tecnologia e sulla comprensione degli incentivi in gioco (teoria dei giochi e il paradosso dei generali bizantini NdR), capire bene le basi è la cosa più importante e purtroppo è la parte su cui molti si perdono.



I feedback che ho avuto sono stati abbastanza positivi, ho riscontrato parecchio interesse per la tecnologia e voglia di approfondire ulteriormente.

3) La blockchain viene osannata come soluzione a tutto, lo sarà veramente? Quali cambiamenti potrebbe portare?

Non credo che sia la soluzione a tutti i problemi come a molti piace credere, la blockchain di per sè è davvero utile solo quando più parti devono relazionarsi e vi è assenza di fiducia reciproca, in questi casi la blockchain può essere il terreno neutrale che rende possibile la relazione commerciale.

Sebbene il trust è una cosa molto costosa, in generale gli “use cases” per la blockchain possono essere considerati relativamente di nicchia, ciò nonostante ritengo che se si riusciranno a risolvere i problemi di scalabilità, questa tecnologia potrà diventare, veramente, mainstream. Assumendo livelli di efficienza simili a soluzioni centralizzate, anche se solo una minoranza della popolazione ha davvero bisogno della blockchain avrebbe senso per un business costruire i propri servizi su di essa in quanto permetterebbe di soddisfare sia la maggioranza indifferente a soluzioni trustless, sia la minoranza che, invece, le ritiene indispensabili. La così osannata dittatura della minoranza intollerante potrà rendere la blockchain uno standard.

4) I problemi di scalabilità evidenziati saranno risolti? Come?

I problemi di scalabilità di una blockchain sono dati dalla necessità di preservare la decentralizzazione. Più cresce il network, più crescono i costi di partecipazione e più partecipanti sono obbligati ad uscire dal network. Perciò esistono solo due modi per rendere il network scalabile: da un lato rendere più efficiente l’uso della blockchain e compattare le informazioni, dall’altro ridurre la quantità di dati che devono essere validati da tutto il network e spostare la complessità off-chain.

Al momento Bitcoin sta lavorando molto bene in questa direzione, sia con soluzioni che migliorano l’efficienza della blockchain con protocolli come SegWit, MAST e Schnorr, che con soluzioni off-chain come il Lightning Network.

5) Cosa pensi delle altcoins?

Penso che dal punto di vista tecnologico alcune siano molto interessanti. Questo per i diversi approcci con cui cercano di offrire qualcosa diverso da Bitcoin, una di queste altcoin è Monero per quanto riguarda la privacy. In generale tutte le altcoin che hanno qualcosa da offrire comunque soffrono degli stessi trade-off di Bitcoin: più privacy e meno scalabilità, più scalabilità on-chain e meno decentralizzazione, più complessità negli smart-contract e meno sicurezza, senza però beneficiare del first mover advantage e del network effect che Bitcoin ha costruito negli anni.

6) Cosa ti aspetti dai regolatori? Che consigli daresti ai prossimi legislatori?

In generale tendo a pensare che l’azione dei regolatori in questo settore sia abbastanza ininfluente sul lungo termine. Nel breve termine però mi aspetto che molti paesi emergenti cercheranno di offrire una regolamentazione favorevole per le aziende crypto in modo da attrarre talenti e capitali. Inoltre ci sono paesi come la Corea del Sud dove la gente ha investito talmente tanto in crypto che una regolamentazione sfavorevole danneggerebbe solo l’economia locale (come ha dimostrato la petizione NdR).

7) Qual è la tua visione del futuro di Bitcoin?

Sicuramente Bitcoin continuerà ad essere usato come store of value (oro digitale NdR) e come medium of exchange per transazioni ad alto valore. Se i problemi di scalabilità verranno effettivamente risolti, come sembra stia già accadendo con il Lightning network, ha il potenziale di configurarsi anche come valuta di scambio per transazioni comuni a basso valore.



Ancora più importante della scalabilità credo sia potenziale la fungibilità, ovvero la privacy delle transazioni. Questo non tanto per aumentare l’anonimato dei partecipanti al network, che è importante anche se, probabilmente, per la maggior parte degli utenti non è prioritario, ma per aumentare la censorship resistance e limitare i danni praticabili dai miners con intenzioni malevoli. Se Bitcoin diventerà davvero fungibile i miners potranno solamente valutare la validità delle transazioni, ma non sapranno nulla sul contenuto rendendo impossibile tentare di censurare un utente o compiere altri attacchi targettizzati.

Grazie a Federico per la sua disponibilità. Potete trovarlo su Twitter e Medium, dove è molto attivo riguardo a Bitcoin e tutti i suoi aspetti.

2 Comments

  1. Schnoor e sbagliato, si scrive schnorr

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*