Bitcoin Ferdinando Ametrano Intervista

Una delle voci più influenti in Italia ci ha raccontato del suo progetto Digital Gold Institute e molto altro ancoraIntervista all’esperto: Ferdinando Ametrano

A ridosso dell’ultimo Aperitech del 2018 dei nostri partner di Blockchain Education Network, abbiamo avuto il piacere di intervistare il guest della giornata: Ferdinando Ametrano, direttore del Digital Gold Institute e docente di “Bitcoin and Blockchain Technologies” all’Università Milano-Bicocca ed al Politecnico di Milano.

Ferdinando Ametrano

Next Generation Currency (NGC): Il prezzo di Bitcoin è crollato decisamente, registrando un delta negativo tra quest’anno e l’anno scorso. Sebbene la difficoltà sia scesa, in molti paesi dove il costo dell’energia elettrica è elevato risulta più economico comprare bitcoin piuttosto che minarli. Quali conseguenze si avrebbero se il prezzo di Bitcoin dovesse rimanere così basso in lungo periodo?

Ferdinando Ametrano: Sono due domande, proverei a rispondere separatamente.

La questione del prezzo: la volatilità molto alta è un fenomeno fisiologico per beni il cui valore sia controverso: basta pensare ad Amazon, che è prima cresciuta moltissimo, poi è crollata allo scoppio della bolla dot.com, infine è tornare a crescere inesorabilmente. Quella volatilità era giustificata perché allora era difficile valutare la sostenibilità dell’e-commerce: moltissimi ritenevano che non avremmo mai comprato prodotti online né tantomeno dischi e libri in formato digitale. Oggi la situazione è simile per bitcoin, un bene intrinsecamente scarso a livello digitale che si candida ad essere l’equivalente digitale dell’oro: une aspirazione controversa e dirompente. Conseguentemente, mettere a fuoco il fair-value di bitcoin attraverso l’incontro di domanda ed offerta nel mercato è un processo esso stesso controverso. L’attuale calo del prezzo non è peraltro una novità: in passato bitcoin ha saputo perdere il 93% del suo valore, semplicemente oggi l’attenzione mediatica è più alta. È bene aver chiaro che bitcoin è una scommessa binaria: se dimostrerà di poter essere oro digitale arriverà a valere centinaia di migliaia dollari, se dovesse fallire il suo valore crollerà a zero.



La seconda domanda è relativa al mining: l’hash-rate, ovvero il totale di potenza computazionale dedicata all’attività di mining, è chiaramente in relazione con il prezzo di bitcoin nei mercati. Un miner non spende la propria potenza computazionale qualora per lui fosse più conveniente comprare un bitcoin sul mercato; tuttavia, specialmente se ha già effettuato i considerevoli investimenti del setup iniziale, continuerà a minare con una certa inerzia, almeno fintanto che le perdite non diventino evidenti. Chiaramente, più potenza computazionale nella rete equivale a più sicurezza per bitcoin, ma non è l’hash-rate che sposta il prezzo, piuttosto è il contrario.

NGC: L’ecosistema cresce, i tempi sono più maturi. Ci stiamo avvicinando alla mainstream adoption, nonostante le critiche di molti teorici?

Ferdinando Ametrano: Le metriche con cui misurare l’ecosistema sono diverse, a volte ambigue e controverse. Il fenomeno Bitcoin e l’annessa tecnologia Blockchain sono diventati in questo momento un tema su cui non è possibile non avere un’opinione. Purtroppo, è ancora facile avere una opinione non adeguatamente informata. Bitcoin è un esperimento ardito che, bisogna riconoscerlo, potrebbe ancora fallire. Ma non è una bolla, né una truffa, né tantomeno uno schema di Ponzi. E, se dovesse riuscire ad affermarsi come equivalente digitale dell’oro, il suo impatto sarà dirompente quanto lo è stato nel passato il ruolo dell’oro fisico nella storia della civilizzazione, della moneta e della finanza.

Bitcoin è già strumento di battaglie geopolitiche: ad esempio, sembra che la Nord Corea stia accumulando bitcoin per smarcarsi da un sistema finanziario che la censura. Io immagino che un domani anche gli Stati-Nazione potrebbero preoccuparsi di possedere nei loro confini una certa quantità potenza di calcolo per minare, cercando di limitare il rischio che altri manipolino bitcoin, divenuto bene rifugio per eccellenza. Il Fondo Monetario Internazionale propone dal 1969 gli Special Drawing Rights (diritti speciale di prelievo): si tratta di un bene sintetico, proposto alle banche centrali come bene rifugio al posto dell’oro e soprattutto del dollaro statunitense; un domani bitcoin potrebbe svolgere esattamente questo ruolo.

L’oro fisico è stato marginalizzato dai mercati finanziari ed attualmente è scambiato solo come scrittura su registri contabili: non è più davvero bene rifugio perché in uno scenario apocalittico è difficile immaginare che le riserve auree di Banca d’Italia detenute negli Stati Uniti vengano trasportate attraverso l’Atlantico per rientrare in Italia. L’oro digitale è invece leggerissimo e non censurabile, scambiabile istantaneamente a qualsiasi distanza, insomma difficile da marginalizzare.



NGC: Tra i numeri in crescita, anche il progetto qualificato come “Lightining Network”, sta aumentando i nodi abilitati in tutto il mondo, registrandone oltre 4.000. Ci può dare un suo parere a riguardo? Cosa potrebbe aumentare l’adozione dello standard?

Ferdinando Ametrano: Tutto l’ecosistema sta crescendo: il numero delle startups nel settore, gli sviluppi di crittografia applicata, i progetti legati alla marcatura temporale, ecc. Tuttavia, Bitcoin non cresce dal punto di vista transazionale: questo è un aspetto concettuale prima che tecnico. Se bitcoin è oro digitale, molto probabilmente la gente non lo spende perché lo tesaurizza. Tuttavia, una delle sue caratteristiche è anche quella di essere facilmente trasferibile, quindi può essere utilizzato e speso, quando altre forme di pagamento non siano efficaci: transazioni cross-currency, cross-border o acquisti di beni proibiti.

I limiti tecnologici per la capacità transazionale di bitcoin potranno essere risolti da Lightning Network: un network di secondo livello che permetterà transazioni a costo molto basso, ma soprattutto con straordinari margini di scalabilità quanto al numero di transazioni possibili. Questa scalabilità è necessaria anche se Bitcoin rimanesse, come io ritengo probabile, un sistema di Real Time Gross Settlement per transazioni finanziarie di importi elevati e non uno strumento di pagamento per il caffè del mattino. Anche le soluzioni sidechain, come il progetto Liquid, potranno dare significativi contributi di scalabilità: prevedono una federazione di attori che operano come garanti e agenti di escrow, ma rappresentano un interessante compromesso fra decentralizzazione ed efficienza.



NGC: Da dove nasce l’idea di un istituto e centro di ricerca come Digital Gold Institute?

Ferdinando Ametrano: Come docente impegnato su questi temi, mi arrivano moltissime domande da parte dell’industria per tecnici qualificati: l’area bitcoin milanese è sempre stata ricca di forti competenze, divisa tuttavia in iniziative non unitarie, frustrata da fallimenti associativi, senza reali percorsi formativi e di crescita. Ho pensato quindi di creare un polo di ricerca e sviluppo, che partendo dall’attività di tesi degli studenti coinvolti, possa diventare un ambiente di incubazione per tecnici ed innovatori qualificati a livello internazionale ed appetibili per il mercato del lavoro e del venture capital. Per questo c’è una forte vicinanza culturale al tentativo del BEN (Blockchain Education Network), con cui penso potremo utilmente collaborare. In quest’ultimo trimestre abbiamo avuto 4 tesisti e nel prossimo ne avremo altrettanti: l’obiettivo è diventare un centro che produca almeno una dozzina di figure professionali qualificate all’anno, il cui network di alumni possa generare un ecosistema di competenza e di innovazione.

Digital Gold Institute ha una concezione centrifuga: un luogo da cui si passa per andare poi in altri lidi, magari internazionali. Le direttrici sono ricerca, sviluppo, formazione e rapporti con le aziende: avremo partner industriali che ci sostengono nell’iniziativa. E facciamo ovviamente leva su quel mondo accademico che a Milano si è da sempre mostrato attento e ricettivo al fenomeno bitcoin: basti pensare ai miei corsi al Politecnico o in Bicocca. L’aspirazione è quella di rendere Milano e l’Italia un’area strategica anche per questi nuovi settori, in continua crescita.



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