John Perry Barlow Cyberspace

John Perry Barlow e il Cyberspazio, un utopia o un sogno?

“Noi creeremo nel Cyberspazio una civiltà della Mente. Possa essa essere più umana e giusta di quel mondo che i vostri governi hanno costruito finora.”

Firmato J. P. Barlow.



John Perry Barlow

Il 7 febbraio è morto John Perry Barlow, uno dei pionieri di internet. La sua opera più famosa come attivista l’ha scritta nel 1996 ed è un baluardo dei valori fondativi di internet: Declaration of the Independence of Cyberspace.

Barlow è stato un poeta, saggista e attivista statunitense ed autore di svariati testi dei Grateful Dead. Conosciuto ai più per essere stato uno dei maggiori esponenti nella difesa delle libertà e dei diritti digitali è uno dei membri fondatori, e vicepresidente, della Electronic Frontier Foundation (EFF).  Dal maggio del 1998, Barlow è stato fellow presso il Centro Berkman per Internet e Società dell’Università di Harvard.

Il Cyberspazio

Il termine cyberspace viene coniato, nel 1982, da uno dei massimi esponenti dei cyberpunk: William Gibson. Lo scrittore canadese coniò inizialmente il termine per definire un ambiente di fantasia, che descriveva appieno l’immagine che lui voleva dare di uno spazio cibernetico non controllato da nessuno. Il termine diventò famoso nel 1996 grazie a J. P. Barlow che lo utilizzò per identificare la correlazione tra i computer e il network delle telecomunicazioni. Dagli anni novanta viene associato come sinonimo alla definizione di Internet e World Wide Web.

Il mondo che Barlow descrive nel suo manifesto “dipende dal mondo fisico e non può esistere senza di esso, ma in larga misura è una cosa diversa e senza precedenti nella storia del mondo”. Questo concetto, forse, suona familiare e vicino alle generazioni native digitali. Nel ventunesimo secolo internet è accessibile a tutti e senza limitazione di alcun genere nella maggior parte dei paesi industrializzati, pieno di possibilità e applicazioni. Tuttavia, questa tecnologia non è stata costruita dai millenial, che talvolta danno per scontata la sua esistenza. Il WWB come lo conosciamo oggi è frutto del lavoro di visionari come Barlow che hanno dedicato la loro intera vita a immaginare un mondo [cyberspazio] dove “le vecchie istituzioni non hanno alcuna giurisdizione”.

Evidente, che questo non è del tutto riuscito. Casi lampanti come la Cina testimoniano che le idee di Barlow erano un utopia destinata a rimanere tale. La situazione sembra addirittura peggiorare, quando nel dicembre del 2017 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, impone delle norme specifiche destinate a minare la neutralità del web nel continente americano.

“Per Net Neutrality s’intende il principio secondo cui gli operatori devono gestire il proprio traffico senza discriminazioni che danneggino concorrenza, innovazione e, in generale, i diritti degli utenti e delle aziende web.”

Per quanto la definizione di neutralità del web possa sembrare ovvia e scontata, non lo è affatto. Talvolta, per capire l’importanza di un determinato fenomeno bisogna provare la sua mancanza. Questo potrebbe essere il tallone d’Achille delle nuove generazioni, non capire che gli ideatori di internet fossero mossi tanto dalla volontà di innovazione quanto dall’idea di libertà presentata da Barlow. Da qui l’importanza della Net Neutrality. Per quanto l’utilizzo di massa del web oggi, oltre che controllato, sia utilizzato per scopi relativamente utili, vi sono fenomeni e persone che hanno particolarmente a cuore la libertà di internet. La speranza è che le istituzioni non pongano veti e limitazioni ad internet e alle nuove tecnologie nascenti. Come risposta potrebbero far insorgere nuovi gruppi estremi con una determinata volontà a riportare i principi di libertà del web ad ogni costo. Questo porterebbe inutili conflitti che andrebbero, in fondo, a danneggiare tutti.

Diventa, quindi, particolarmente interessante la risposta data da Barlow ad un giornalista che nel 2016 gli chiese la motivazione per la quale egli avesse scritto quel manifesto:

 

“Sapevo che un buon modo per inventare il futuro è prevederlo. Per questo ho predetto l’Utopia sperando di dare alla Libertà la spinta di partenza prima che le leggi di Moore e di Metcalfe ci consegnassero quello che Edward Snowden ha giustamente chiamato ‘totalitarismo chiavi in mano’.”

Bitcoin

Per i più appassionati del settore, queste parole non devono suonare del tutto nuove. Se internet, inizialmente, nasce come risposta al problema della comunicazione globale, Bitcoin nasce volendo rispondere al problema della centralizzazione dei pagamenti. Il primo fattore che conferma quest’affermazione è la data di pubblicazione del paper di Satoshi Nakamoto, 31 ottobre 2008, esattamente successiva allo scoppio della crisi finanziaria dei prestiti subrime.

Satoshi Nakamoto e i cypherpunks sembravano avere idee abbastanza comuni rispetto a Barlow. I cypherpunks hanno lavorato per anni, in contemporanea con il fondatore di EFF, fornendo, inconsapevolmente, idee e progetti a un rivoluzionario come Nakamoto, che ha regalato al mondo una tecnologia disruptive come Bitcoin. Queste persone testimoniano la grande inventiva e volontà di rispondere a problematiche che danneggiano l’umanità.

“Queste misure sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quegli antichi amanti della libertà e dell’autodeterminazione che furono costretti a rifiutare l’autorità di poteri distanti e poco informati. Noi dobbiamo dichiarare le nostre coscienze virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche se continuiamo a permettervi di governare i nostri corpi. Noi ci espanderemo attraverso il Pianeta in modo tale che nessuno potrà fermare i nostri pensieri.”

Da Declaration of the Independence of Cyberspace di J. P. Barlow.



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