crollo bitcoin 2018

Le 3+1 motivazioni dietro il crollo di Bitcoin

Bitcoin è morto. Di nuovo. E’ scoppiata la bolla. Di nuovo.

 

crollo bitcoin
In questo screenshot dal chart di Kraken vengono mostrate le numerose candele rosse che spingono in basso il valore di Bitcoin.

Questo è il grafico di Luglio, anche al tempo, le testate internazionali avevano inneggiato allo scoppio di un’ipotetica bolla. Il Bitcoin era a 2600 USD, anche allora era crollato quasi del 50%. Potremmo portare altri esempi storici ma comunque oggi BTC è ancora intorno ai 10.000 USD.
Non esiste nessun prodotto finanziario trattato su mercati che ha mai manifestato la resilienza del Bitcoin.

Quali sono le motivazioni di questo martedì nero?

Le variabili a cui si può attribuire questo crollo sono almeno tre. La prima è di natura geopolitica, la seconda psicologica e l’ultima finanziaria.

La variabile geopolitica

Negli ultimi mesi, dato che la tecnologia blockchain e le annesse criptovalute sono diventati gli argomenti più hot, anche i regolatori non sono rimasti indifferenti a questo fenomeno e hanno avviato procedimenti legislativi, per normatizzare questo mondo che ricade sotto regimi giuridici non chiari.

Sud Korea e Bitcoin

Ieri, l’agenzia di stampa koreana Yomhap ha confermato le dichiarazioni del ministro delle finanze sudcoreano, Kim Dong-Yeon, nelle quali viene sostenuta la necessità di regolamentare l’innovativo  settore, vietando inoltre Bitcoin. Al momento, si trattano solamente di dichiarazioni. Attualmente in Corea del Sud vi è una vera e propria cryptomania. I volumi di domanda del mercato sudcoreano sono altissimi, provocando una notevole differenza tra i valori europei e sudcoreani: nel mercato asiatico vi è un premium price su ogni criptovaluta di oltre il 30%.

Inoltre, gli indici dei mercati finanziari domestici hanno subito un notevole calo, dovuto probabilmente dallo spostamento di ingenti capitali da titoli tradizionali verso il mercato delle criptovalute. La situazione rimane molto confusa, i molti sostenitori sudcoreani hanno proposto una petizione, raccogliendo in pochi giorni oltre 200.000 firme, contro l’intervento statale nel mercato delle criptovalute. Chi l’avrà vinta?



Cina e gli exchanges

In tutto il continente asiatico, il mercato è in subbuglio. Il governo cinese si sta muovendo seguendo il solco inciso dai sudcoreani. La domanda diventa quindi spontanea: vogliono regolamentare il Bitcoin o vietarne il trading?

Sembrerebbe che il regolatore cinese, oltre ai limitanti regimi fiscali imposti sui capital gains (plusvalenze) realizzati nel mercato delle criptovalute, vorrebbe allontanare le mining farm dal territorio nazionale in quanto consumerebbero troppa energia nazionale. Non è la prima volta che il mercato subisce forti correzioni dovute alla pressione esercitata dai regolatori cinesi, d’altronde, il 70% delle transazioni in bitcoin provengono dal territorio asiatico. Crolli del genere sono consequenziali.  Inoltre sia nel 2013, per poi ripetersi nel luglio 2017, la People’s Bank of China si era espressa in favore di una chiusura delle piattaforme exchange nazionali.

Europa e il terrorismo

Dopo le richieste francesi di proporre un tavolo tematico sul Bitcoin al G20, Macron e il suo ministro dell’economia Bruno Le Maire, già battezzato dall’opinione pubblica monsieur bitcoin, hanno costituito una commissione di tecnici con lo scopo di realizzare regolamenti propedeutici allo sviluppo di un’ecosistema sano intorno alla criptovaluta. Anche in Germania Joachim Wuermeling, presidente della Bundesbank, si è pronunciato in favore dell’avviamento di un’attività legislativa comunitaria per regolamentare le criptovatute.

La variabile psicologica

Attualmente il mercato delle critpovalute annovera al suo interno una enorme quantità di “wanna be Wolf of Wall Street” che purtroppo non ha nessuna minima educazione finanziara. Molti di questi individui hanno contratto prestiti per comprare BTC a prezzi intorno i 15k USD, si stima (dati del LendEDU) che circa il 22% delle persone esposte su questo mercato si sia indebitata per comprare gli asset. Questo comporta inevitabilmente una paura maggiore che si concretizza nell’elevata sensibilità nei confronti di trends ribassisti.



Ormai molti investitori, convinti di poter arricchirsi in maniera repentina, stanno spostando i propri capitali su tokens, provenienti per la maggior parte da ICOs, aspettandosi notevoli crescite. E’ sufficiente sottolineare il netto calo nella dominanza del bitcoin sull’intero mercato, a Dicembre la BTC dominance era più del 60% ad oggi invece è calata fino a livelli di poco superiori al 30%. Questa ICO fever è nociva per tutto il network poiché rende molto difficile distinguere tra progetti validi e progetti scam (truffa): una criptovaluta non cresce solo per il fatto di essere tale!

La variabile speculativa

Secondo i guru dell’analisi tecnica, ovvero l’analisi dei grafici, questa correzione sarebbe stata necessaria. Non è la prima volta che il bitcoin corregge dopo una rush positiva come quella riscontrata nel ultimo trimestre del 2017. I traders affermano la prevedibilità della correzione che risponde ad un pattern abbastanza comune chiamato “Testa-Spalla”.

Non sono mancate le risposte coospirazionistiche americane che incolpano i grandi players, le così dette whale, di aver conseguito i loro interessi scommettendo, tramite i futures resi trattabili dal CME e CBOE (Chigaco Mercantil Exchange), sul ribasso di Bitcoin. Questa correlazione rimane non sottovalutabile poiché la scadenza dei futures è prevista per il 17 Gennaio.

Qualunque siano le motivazioni di questo calo possiamo definirlo positivo: ha epurato il mercato dalle weak hands e ha provocato la chiusura di BitConnect, uno schema ponzi che avrebbe solo arrecato danni a tutto l’ecosistema. Noi rimaniamo sicuri del futuro del Bitcoin e speriamo che alla prossima crescita e al prossimo crollo le persone saranno più preparate.



HODL.

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