Russia: scontro tra Stato e Chiesa sulle criptovalute

Qual è la situazione in Russia?

Dopo i paesi arabi, anche in Russia si profila uno scontro sulle criptovalute fra Stato Laico ed autorità religiose? In occidente, sono i CEO di banche e delle istituzioni finanziarie più tradizionali i maggiori critici delle valute virtuali, ma gli oppositori cambiano al variare della… latitudine. Infatti, il capo delle relazioni con le autorità della Chiesa ortodossa russa, il vescovo Hilarion Alfeyev, ha dichiarato nei giorni scorsi che

“la criptovaluta e’ una nuova bolla finanziaria, un nuovo schema Ponzi, dietro al quale i beni reali sono convertiti in quelli virtuali. Questo spiana la strada all’usura. Per questo, dobbiamo tutti mantenere i nostri soldi nelle banche”

deplorando ogni riferimento all’attuale e positivo “sentiment” del popolo russo verso BTC ed affini. Inoltre, il vescovo ha sottolineato la disconnessione tra la percezione del valore della valuta virtuale rispetto a beni tangibili e tradizionali.

“Le criptovalute sono un altro passo in questa direzione – si dialoga con numeri elettronici invece che di carta: un dato separato dalla realtà, e questo è forse il più grande pericolo”

Alfeyev ha anche deplorato l’attuale quotazione del dollaro, con parole da guerra fredda: “Oggi ci sono più dollari nel mondo di quanto le riserve d’oro possano garantire. In un certo senso, il dollaro è già una criptovaluta. Non sappiamo (o forse capiamo? ndr) come viene controllata questa valuta, come il suo prezzo sale e scende e anche quanti dollari sono in circolazione “.



 

La posizione del Cremlino

Forse il vicario della Chiesa ortodossa, tornata in grande auge in Russia con Eltsin e Putin dopo 50 anni di comunismo, dovrebbe fare una chiacchierata con Sergei Glazyev, consigliere economico del presidente Vladimir Putin, il quale ha affermato al “Financial Times” che una moneta digitale “made in Russia” emessa dal governo ed accettata come moneta a corso legale -il cosiddetto “BitRuble” proposto da una digital company russa o “CryptoRuble“- potrebbe contribuire ad alleviare la pressione delle sanzioni occidentali, anche se non esiste ancora una posizione ufficiale unitaria da parte del governo russo sulla questione dell’emissione di una moneta digitale nazionale. Anzi, secondo la TASS -storica agenzia di stampa russa- a fine dicembre, dopo un dibattito alla Duma, il parlamento russo,sia il viceministro delle finanze Alexey Moiseev che il primo ViceGovernatore della Banca centrale russa, Olga Skorobogatova, hanno dichiarato di non ritenere necessario emettere una moneta digitale nazionale. Attenzione però: a giugno scorso la stessa “Olga di ferro”, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, aveva dichiarato:

“Avremo sicuramente una moneta nazionale virtuale, abbiamo iniziato a lavorarci nel 2015”.

In Russia la situazione rimane molto confusa, in questo caso conviene appellarci al famoso slogan “Non importa come se ne parli, l’importante è che se ne parli!”. Scommettiamo che, anche grazie alla chiesa ortodossa, avremo presto altre novità su questo fronte?




 

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