Tezos, l’ICO sotto inchiesta della SEC

Sicuramente Tezos (clicca qui per maggiori informazioni) sarà una delle ICO che rimarrà nella storia, almeno per due motivi: la più grande e veloce raccolta di capitali della storia e, forse, un progetto futuristico che non sarà mai completato.

Facciamo un passo alla volta. Il 12 luglio 2017, in soli dodici giorni, Tezos raccoglie 232 milioni di dollari stabilendo un nuovo primato, riuscendo nelle prime 48 ore a raccogliere 150 mln di dollari.

L’attenzione mediatica, da allora, è altissima. Tuttavia, questo progetto avveniristico potrebbe non concludersi mai. A quanto pare, ci sono molte questioni, personali e strutturali, nelle modalità in cui la vendita dei token è stata organizzata, commercializzata ed eseguita che non sono del tutto chiare. La SEC (Securities and Exchange Commission), infatti, sta investigando su Tezos da tempo e potrebbe arrivare a chiedere ai fondatori di rimborsare tutti i 232 milioni di dollari agli investitori.

Due studi legali statunitensi, The Restis Law Firm e Block & Leviton LLP, hanno avviato le indagini per presentare una class action a nome dei cittadini statunitensi che hanno investito nell’ICO di Tezos. Inoltre Reuters, un’agenzia di stampa britannica, si sta occupando in questi giorni di raccontare tutti i conflitti avvenuti all’interno di Tezos.



Faide interne

I fondatori e sviluppatori di Tezos, i coniugi Arthur e Kathleen Breitman, hanno accusato Johannes Gevers, capo del dipartimento di raccolta fondi della Fondazione Tezos, di essersi assicurato un bonus sull’operazione diverso da quello stabilito in precedenza dai founder.

Grovers, a sua volta, accusa i due di intendere il progetto come un bene proprio minandone così la sua autonomia, e mettendo in discussione i diritti degli investitori.

Chi ha ragione, a noi non è dato saperlo. Sicuramente, coloro che hanno investito in questa ICO al momento sono i più penalizzati. Il protocollo per la creazione della nuova blockchain è stato ritardato, così come una potenziale distribuzione dei nuovi token (denominati Tezzies) tra i partecipanti.

Un sogno destinato a rimanere tale?

Tezos voleva fornire una tecnologia di criptazione automatica che andasse a migliorare le reti di Ethereum e Bitcoin, rafforzandone la sicurezza e la fiducia da parte degli stakholders. Tuttavia, visti i risultati finora raggiunti, sembra più un grande sogno che un progetto concreto.

Dando un’occhiata al White Paper è chiaro che le tempistiche previste per la realizzazione del progetto non sono state rispettate, anzi, ora si rischia addirittura che il progetto salti completamente.

Tuttavia, una volta risolto il caso Tezos, si sarà fatto un passo avanti. Oggi esiste un grosso dilemma sulla strutturazione economica dell’offerta. Va chiarito cosa gli investitori ottengono in cambio di queste “coin”. A cosa hanno diritto?  Coloro che acquistano questi token digitali lo fanno principalmente per rivenderli sul mercato in un secondo momento a un prezzo maggiorato. Gli investitori non sanno realmente cosa stanno comprando e questo li espone facilmente a delle potenziali perdite. Un altro rischio è quello di natura legale. Molte società potrebbero lanciare ICO con l’unico scopo di aggirare le normative sugli strumenti finanziari.

La vicenda Tezos esemplifica questi rischi. I due fondatori, in un intervista di qualche giorno fa, hanno definito il contributo ottenuto “donazione” e non “investimento”. Una strategia usata per evitare i regolamenti stringenti delle authority. Infatti qualora si trattasse di un investimento, sarebbe necessario rispettare le normative della SEC, che da tempo ne studia la regolamentazione.



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