criptovaluta di stato cinese

Il totalitarismo cinese passerà anche dalla propria criptovaluta

L’opera d’arte nasce per nascere, senza tener conto o domandarsi se è richiesta dalla società. Questo non toglie che successivamente la società possa appropriarsi dell’opera d’arte e utilizzarla come vuole: può condannarla, può distruggerla, può celebrarla. Ma rimane il fatto che “l’arte può adempiere o no a una funzione sociale, ma essa non è questa funzione sociale” [Ionesco]. La furia distruttrice si abbatte su quelle cose ritenute inutili, inutili (pericolose) per un certo insieme elitario di poteri: il rogo dei manoscritti pagani ad Alessandria decretato dall’intolleranza del vescovo Teofilo, i libri eretici distrutti dalle fiamme dell’Inquisizione, le opere eversive scomparse dagli autodafé messi in atto dai nazisti di Berlino. Cose inutili ed inermi, percepite pericolose solo per il fatto di esistere.

Xi Jinping verso la dittatura

La storia quindi si ripete. Xi Jinping sta distruggendo interi schemi di pensiero nell’attuale Cina “moderna”. In accordo con la rivista inglese Indipendent, l’attuale Presidente del partito Comunista Cinese ha deciso di eliminare da tutte le librerie cartacee e virtuali le opere di George Orwell, con particolare accanimento verso 1984 e La Fattoria degli Animali, Winnie the Pooh (sì, sul serio, il cartone animato per bambini) e la lettera N. Purtroppo, non sono le uniche opere oscurate nella Rete domestica.



Inoltre, alcune voci sono state bloccate da Weibo e dal Twitter cinese come:

  •  Ten thousand years’ (万岁)
  •  ‘Disagree’ (不同意)
  •  ‘Xi Zedong’ (习泽东)
  • ‘Shameless’ (不要脸)
  •  ‘Lifelong’ (终身)
  •  ‘Personality cult’ (个人崇拜)
  •  ‘Emigrate (移民)
  •  ‘Immortality’ (长生不老)

Ma non finisce qui. I cinesi ormai letteralmente assuefatti dal mero consumismo importato dai peggiori modelli occidentali, non si stanno rendendo conto di perdere ogni giorno tasselli di democrazia e di diritti. I dirigenti centrali del partito Comunista Cinese hanno proposto qualche giorno fa di rimuovere dalla carta delle Costituzione l’espressione con cui si limita al massimo di due mandati consecutivi l’incarico del Presidente e del Vice-presidente della “People’s Republic Of China”. “La proposta verrà resa pubblica Domenica”, in accordo con il China’s official news wire.

Dalla dittatura del pensiero a quella economica

Il sapere di per sé si pone come ostacolo al delirio d’onnipotenza del denaro. L’ontologia del denaro è sottesa all’idea di contratto sociale tra le persone. Le stesse (persone) hanno deciso, con un comune accordo, che questo mezzo è utile e possiede un valore intrinseco per scambiarlo con beni e servizi. Fin dall’antichità, dagli imperatori, ai re fino agli Stati, si sono posti come monopolio nella distribuzione e nella certificazione del denaro. E, come monopoli, spesso hanno creato inefficienze nel mercato.



Il denaro, tuttavia, rimane finché un bene fisico qualcosa di personale. Con tutte le sue variabili negative (il riciclaggio tra queste), le sue valenze positive includono la libertà esclusivamente individuale di spenderlo nei modi e nelle attività senza dover rendere conto a nessuno. Nessuno potrà sapere come e perché spendi il tuo stipendio. E nessuno ha le competenze per chiederti di rendicontare la tua libertà finanziaria.

Seguendo l’idea dell’utilità, dell’efficienza, del controllo, quello che sta per succedere in Cina (e non solo) sta per soffocare l’unica espressione di libertà attuabile. Una criptovaluta centralizzata è di per sé un ossimoro, ma soprattutto in un contesto come quello cinese, risulta il mezzo per sorvegliare i propri cittadini in tutte le loro necessità.

L’idea dei Cypherpunks, di Satoshi Nakamoto, di Bitcoin è stata travasata in un recipiente stretto, unico e controllato made in China.

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