Bitcoin Crash

Perchè il Bitcoin è crollato?



Oggi il mercato delle criptovalute e il bitcoin si stanno riprendendo, i traders professionisti hanno preso i loro profitti calendarizzati per le vacanze di Natale e il Toro può ricominciare la sua corsa.

 

Ma cosa è successo ieri al Bitcoin?

 

Per quanti di voi si sono interessati al settore crypto solo negli ultimi 2-3 mesi ieri deve essere stata una giornata molto movimentata. In un attimo tutti i capital gain ancora irrealizzati (non ancora retratti) si sono polverizzati. Boom. Una candela rossa, un’altra e poi un’altra. Ce lo aspettavamo –E’ iniziata la “classica” correzione- abbiamo pensato –Stasera, al deep (picco negativo), compreremo ancora-

Come ha detto qualcuno:

Questo mercato non è per i deboli di cuore.

E’ da almeno tre settimane che sui social rimbalzano notizie di nuovi ricchi, nuovi criptoentusiasti, nuovi criptoevangelisti che dopo aver comprato a 10.000 $ erano contentissimi di aver conseguito profitti di almeno 5-6 mila dollari. Sì -Abbiamo guadagnato 5/6 mila dollari- dicevano. D-O-L-L-A-R-I: moneta fiat. Peccato che questi guadagni fossero irrealizzati e ancora sugli exchanges e che, ieri, nessun sito di cambio funzionava. Kraken era down, Coinbase era down, solo Bitstamp funzionava. Guarda caso Bitstamp è l’unico exchange che non dà la possibilità di “shortare” -in gergo scommettere su un trend ribassista, vendere allo scoperto-. I piccoli investitori si soni visti sfumare in 12h tutti i profitti conseguiti, a quel punto è arrivata la paura, il panic sell. -E’ scoppiata la bolla, vendiamo tutto- questi erano i messaggi che si ritrovavano sui social. I neo-promossi Wolf of Wall Street appena sono riusciti ad accedere agli exchanges hanno venduto in perdita, per poi rimanere a guardare l’inesorabile ripresa del Bitcoin che tornava verso i 12,13,14 mila dollari. E anche questa volta gli exchanges hanno dato problemi è causato ingenti perdite (vd. qui).

 

Ultimamente abbiamo sentito invocare –forse troppo spesso- alla bolla speculativa; sicuramente il mercato delle criptovalute ricalca in molti aspetti le peculiarità di una bolla. Secondo gli intoccabili principi teorizzati dal padre dell’analisi tecnica Charles Dow le fasi di una “bubble” sono tre:

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  1. Fase di accumulazione: crescita piuttosto moderata e regolare caratterizzata da volumi in aumento, è una fase in cui si cominciano a muovere i capitali degli investitori istituzionali
  2. Bolla speculativa: il mercato si mostra fortemente rialzista e molti operatori, anche medio-piccoli, si inseriscono nel mercato. A questa fase, che si palesa nella lievitazione dei prezzi, segue un periodo breve di ulteriore aumento dei valori di mercato in cui gli investitori istituzionali cominciano a scalare le posizioni vendendo agli investitori occasionali.
  3. Scoppio della bolla: crollo repentino del mercato che riporta i prezzi ai valori originari di inizio ciclo facendo perdere agli investitori non istituzionali gran parte del capitale investito.

 


 

C’è qualcosa che non vi torna?

A causa della natura libertaria e innovativa della blockchain e delle criptovalute la prima fase, ovvero quella di accumulazione non ha visto un intervento di player ed operatori istituzionali bensì quello di individui appartenenti a ceti sociali non abbienti. Ecco perché molte figure pubbliche americane hanno sottolineato la capacità delle criptovalute di redistribuire la ricchezza sociale.

Gli operatori istituzionali sono entrati nel mercato da poco e, in quanto big player, devono conseguire assolutamente profitto. Questa, in primis, è una delle motivazioni della correzione di ieri. In secondo luogo, in accordo con quello che emerge dalle teorie di Dow, queste tipologie di mercati sono presi d’assalto da tipologie variegati di investitori, anche piccoli e medi. I piccoli e medi investitori chiamati anche weak hands, frequentemente, non hanno le conoscenze finanziarie sufficienti per far fronte ad un mercato così volatile; ciò rende questi mercati molto sensibili a qualsiasi minima fluttuazione o notizia.

Un’altra componente sottovalutata è la mancanza di profitto degli investitori istituzionali che non hanno partecipato alla corsa iniziale del Bitcoin e delle sue alternative (altcoins): alcuni grandi clienti delle più grandi banche di investimento, già dal 2012, hanno chiesto ai propri consulenti finanziari di investire parte dei loro portafogli nelle criptovalute. Ovviamente le banche, fino ad oggi, hanno sempre sconsigliato fortemente questo tipo di “strumenti finanziari” in quanto li classificavano come asset ad altissimo rischio. Ora che il bitcoin e i suoi derivati hanno raggiunto quotazione astronomiche le grandi banche si vedono addebitare, da parte dei clienti, perdite di profitto gigantesche; questo significa che faranno il possibile per “recuperare” i mancati profitti. In che modo? Gli operatori istituzionali, disponendo di capitali nell’ordine di miliardi di dollari e sfruttando l’incertezza dei mercati e l’elevata sensibilità delle weak hands, potranno tranquillamente “shortare” le criptovalute, provocando uno snowballing effect che farà scendere il prezzo, così da poter ricomprare gli asset a prezzi più bassi. Ecco, forse questo è quello che è successo ieri.



 

 

Conclusioni

Le criptovalute e soprattutto la blockchain sono tecnologie destinate a lasciare un’impronta indelebile nella nostra società. Non sono solamente un prodotto finanziario, rispondono ad ideali libertari, di redistribuzione della ricchezza, di efficienza economica. Fino a quando verranno trattati meramente per fini speculativi sarà difficile che qualcuno ne tragga veramente profitto.

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