Cypherpunks

I Cypherpunks: da David Chaum a Satoshi Nakamoto

Il movimento Cypherpunk

Il 15 settembre 2008 la Lehman Brothers, una delle società di servizi finanziari più influenti e ricche degli Stati Uniti, si appellò al chapter 11 del Bankruptcy Code dichiarando bancarotta e annunciando debiti per 1407 miliardi di dollari. Scoppiò così “ufficialmente” la bolla immobiliare americana e ebbe inizio quella che sarebbe stata ricordata dai posteri come la grande crisi del 2008.

La crisi mostrò che il sistema bancario e monetario esistente aveva delle profonde lacune. Ecco perchè alcune persone iniziarono ad interrogarsi sull’esistenza di un’alternativa valida.

Satoshi Nakamoto:

“Sto lavorando su un nuovo sistema elettronico di pagamenti completamente peer-to-peer, senza terze parti”

La nascita delle mailing list dei Cypherpunk

Alla fine degli anni ’80 nacque un movimento di persone che poneva il tema della privacy, di ciascun individuo, come obiettivo da perseguire per il bene comune. Nascono i Cypherpunk.

Con il termine Cypherpunk si definisce un’attivista che sostiene l’utilizzo della crittografia e di altre tecnologie, che migliorino e tutelino la privacy, per ottenere un cambiamento nel paradigma sociale e politico. Agli inizi degli anni ’90, il movimento comunicava grazie ad una serie di mailing lists crittografate e sicure. La prima prova dell’esistenza di questa corrente di pensiero si trova nel lavoro di David Chaum: “Security without Identification: Transaction Systems to Make Big Brother Obsolete”, pubblicato nel 1985 – da notare l’utilizzo delle parole di George Orwell: il Big Brother -. Chaum nel 1989 fonda la DigiCash Inc., un’azienda che proponeva un nuovo sistema elettronico di pagamenti. DigiCash era una forma di pagamento elettronico anticipato, richiedeva il software utente per prelevare banconote da una banca e designare chiavi crittografate specifiche (una pubblica e una privata) da inviare al destinatario. Così facendo sarebbe stato impossibile per le banche o per i governi rintracciare gli utenti che facevano capo solamente ad una stringa alfanumerica. Tuttavia, l’azienda non ebbe molta fortuna e qualche anno dopo fallì.



“La privacy dei pagamenti è essenziale per la democrazia”

Improvvisamente, dopo anni in cui si era perso interesse sull’argomento, qualcuno decise di riprendere dei vecchi progetti cercando nuovi modi e nuove idee per fare funzionare il sistema.

Entrarono in gioco altri personaggi chiave: Nick Szabo, Hal Finney, Adam Back e Wei Dai.
Ciascuno dei sopra citati, direttamente o indirettamente, ha contribuito alla creazione di Bitcoin.

Andiamo con ordine. Le caratteristiche principali di bitcoin sono:
• Possibilità di scambi peer-to-peer
• Risoluzione del problema del double-spending
• Supply predeterminata (frutto del pensiero economico della scuola austriaca)

Nel marzo del 1997 il dott. Adam Back creò Hashcash, un sistema di Proof of Work concepito come un meccanismo per limitare lo spam nelle email e gli attacchi DoS (Denal of Service). Sostanzialmente il sistema aggiunse una difficoltà -in termini di tempo e di forza computazionale necessaria- nell’invio delle email spam, rendendo così lo spam più difficile. Il dott. Back era convinto che Hashcash sarebbe stato più facile, in termini di usabilità, rispetto a DigiCash, in quanto non richiedeva che le persone creassero un proprio account.

L’anno successivo, nel novembre del 1998, Wei Dai, un ingegnere informatico, pubblicò un paper dove descrisse la sua idea di criptovaluta: b-money, un “sistema di cassa elettronico anonimo e distribuito (2). All’interno del documento pubblicato sulla mailing-list dei cypherpunks, Dai propose due protocolli, entrambi con l’ambizione di trovare un modo pratico di far rispettare accordi contrattuali tra attori anonimi. Il primo protocollo, permetteva a ogni partecipante di mantenere un database separato, contenente la quantità nominale di denaro appartenente all’utente stesso. Il secondo, invece, aveva una variante rispetto al primo sistema. Il conteggio dell’ammontare di denaro posseduto da ciascun utente era delegato a un sottoinsieme di partecipanti, che grazie ad un incentivo economico (teoria dei giochi), erano motivati a comportarsi in maniera onesta.

È chiaro che i Cypherpunks, grazie al lavoro e all’aiuto reciproco, nei primi anni ’90 stavano già sperimentando e ponendo le strutture che nel 2008 avrebbero portato Satoshi Nakamoto a creare Bitcoin. Il punto di svolta, tuttavia, arrivò negli anni 2000 quando vennero create le prime monete digitali.

Nel 2004, un programmatore di nome Hal Finney creò, sulla base del lavoro di Hashcash di Back, il Reusable Proof of Work (RPOW). I RPOW erano dei token crittografici che potevano essere utilizzati una volta sola. Tuttavia, le convalide e le protezioni contro il double spending venivano ancora eseguite da un server centrale. Questo sistema utilizzava il protocollo di Hashcash per la creazione di tokens con la Proof of Work (PoW) e successiva firmava i token con RSA (un algoritmo di crittografia asimmetrica) ossia li firmava con una coppia di chiavi, una pubblica e una privata. Finney li chiamò RPOW token. I RPOW potevano quindi essere trasferiti da persona a persona e scambiati per nuovi RPOW. Ogni gettone RPOW poteva essere usato solamente una volta, ma dal momento che ne veniva generato uno nuovo ogni volta, il network funzionava come se lo stesso token fosse trasferito da utente a utente: la base del peer-to-peer.

Nick Szabo, un ingegnere informatico appassionato di crittografia, e tra le altre cose inventore degli smart-contracts, nel 2005, sempre nella famosa mailing list, pubblicò una proposta: Bit Gold. Una valuta digitale basata sul sistema RPOW di Finney. La proposta di Bit Gold descriveva un sistema decentralizzato di PoW, dove ognuno, grazie all’utilizzo del timestamping e della firma digitale, possedeva una chiave pubblica propria. Tuttavia, Szabo non propose un meccanismo per limitare l’offerta totale di Bit Gold, ma piuttosto pensò che le unità sarebbero state valutate in modo differente, ossia in base alla quantità di lavoro computazionale svolto per crearle. Mancava ancora la supply predeterminata.

Ciò che appare, è che Nakamoto abbia capito le potenzialità di queste idee e sia riuscito a cogliere il meglio da ciascuna di esse, creando così un progetto totalmente innovativo: la blockchain. Con questo sistema, Nakamoto, riuscì a risolvere la maggior parte dei problemi riscontrati precedentemente negli altri progetti.

“Qui ci troviamo di fronte ai problemi di perdita della privacy, computerizzazione strisciante, enormi database, maggiore centralizzazione – Chaum (DigiCash) offre una direzione completamente diversa, mette il potere nelle mani di individui invece che di governi e società: il computer può essere usato come strumento per liberare e proteggere le persone, piuttosto che per controllarle”.

Hal Finney, sulla mailing list dei Cypherpunks nel 1992



One Comment

  1. Bel articolo

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