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Web Tax: Perché i grandi e-commerce potrebbero utilizzare Bitcoin?

Google, Facebook, Amazon ma anche Apple, Expedia, Airbnb piuttosto che gli e-commerce italiani dal prossimo luglio 2018 tratterranno il 6% dal loro fatturato per versarlo al fisco italiano. Tuttavia, per un negozio in Rete con sede legale in Italia ci sarà un credito di imposta dello stesso valore scalabile nei tributi fiscali come l’Ires, l’Irap e/o i versamenti Inail. Mentre, se l’impresa che non ha stabile organizzazione o non possiede un bilancio italiano è evidente che questo credito di imposta non verrà riconosciuto e sarà a tutti gli effetti una tassa web che verrà trattenuta nelle casse italiane.



Questa Web Tax si sta cercando di applicare anche nel resto dell’Europa, per garantire una armonia fiscale e rendere equa la competizione tra e-commerce e retailers. Dieci Paesi alla Commissione Europea hanno firmato una lettera aperta, sostenendo l’idea di tassare non i profitti ma il fatturato delle grandi multinazionali digitali. La sfida è doppia: trovare un consenso europeo e accordarsi a livello internazionale, soprattutto con gli Stati Uniti e Cina.

Bitcoin come nuova moneta dell’e-commerce?

Tassare i grandi e-commerce è davvero una sfida. La loro attività è spesso immateriale e l’elusione del fisco dei vari Paesi europei sembra essere qualcosa di empirico. Lo scenario quindi è duplice, nel caso in cui i 28 Paesi decidessero di applicare in modo omogeneo ed armonico la Web Tax.

  • Il primo che i grandi e-commerce si adeguano al nuovo regime fiscale introdotto.
  • Il secondo che gli Over the Top decidano di integrare nelle loro modalità di pagamento le criptovalute.

Analizzando in modo critico la seconda opzione, l’introduzione nei loro sistemi di pagamento le criptovalute è sostanzialmente conveniente per vari aspetti. L’elusione del fisco potrebbe essere assicurata dalla natura pseudo-anonima/anonima delle transazione delle stesse criptovalute, rispettivamente come per Bitcoin e per Ethereum. Inoltre, l’eterogeneità fiscale europea e l’assenza di strumenti per il Check&Balance potrebbero conferire agli stessi (e-commerce) un vantaggio temporale, per limitare la tassazione sui propri fatturati.



Alcuni elementi, come l’acquisto di alcuni dominii di Amazon legati al tema criptovalute e Bitcoin hanno fatto sospettare le precedenti ipotesi. Inoltre, Alibaba, il più esteso e-commerce cinese, aveva introdotto fino al 2013 la possibilità ai propri clienti di pagare con bitcoins: l’utilizzo di una moneta sovrannazionale potrebbe allargare il segmento di clienti del colosso cinese.

Vedremo se nel prossimo futuro gli scenari ipotizzati saranno solo ipotesi o realtà.

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